964 - La mia chitarra non era una spada…
…ma la mente era affilatissima, quand’ero ragazzo, e viaggiava e credeva e sperava…
Leggevo tantissima fantascienza, da Dick a Silverberg, Bova, Zelazny, Simak… Asimov… Heinlein.
Mia sorella Kitti, vera appassionata, aveva esteso la passione anche a me. Lei non si perdeva un Urania, ogni Millemondiestate o inverno lei ce l’ha, ed io, allor giuovane parassitello, li prendevo a prestito.
Ricordo che andavo a trovarla e si passavano le nottate a chiacchierare di teorie e di fisica, di saghe e di dodecalogìe, si tiravano le 3 o le 4 del mattino, caffè sigarette e montagne di libri bianchi con cerchio rosso sui libri e sotto le borse sotto gli occhi arrossati dal fumo. (Ci hai presente una stratificazione di fumogeni, cerchi rossi e borse della spesa? Ecco, quella!).
Mi appassionava tantussimo, ero rapito, affascinato nell’ascoltare mia sorella, autodidatta di quel genere di autodidatti che se le metti un libro interessante in mano, lei lo polverizza in poche ore e te ne restituisce le ceneri sotto forma di attività connettiva ed intuitiva degna del Da Vinci.
Mia sorella Kitti che per diletto sapeva spiegare teorie impossibili come i Quanti, tanti ed impossibili quanti, quanto inutilmente spiegati a me, oppure la relatività teoria che nel mio pensare si traduceva solo nella relativa capacità di capire, ed ancora, i buchi neri che stranamente acchiappavo subito, ma ero un’adolescente in preda alle turbe sessuali, per cui erano gli ormoni, più che il cervello, che mi rendevano vigile e ricettivo, e poi altre lunghe nottate a parlare di civiltà remote… Aztechi, Egizi… i Sumeri coi loro cunei e la loro rivoluzione del mondo antico.
Mia sorella ha una cosa, in comune con me: la grande estensione dei sogni. Così quelle sere con lei portavano una grande magìa e mi (probabilmente ci) facevano sentire che tutto è possibile, che il limite è dettato solo dall’immaginazione.
Durante quelle chiacchierate diventava evidente il filo conduttore dell’umanità, l’evoluzione tecnologica che ci ha portato dall’incapacità di accendere un fuoco, alla capacità di spaccare l’atomo, qualcosa di nèanche lontanamente concepìbile ai tempi dei fratelli Wright, figuriamoci ai tempi di Archìmede o quando vivevano i Sumeri.
Eppure, per quanto invalicabile potesse essere una montagna, Annibale la valicò con gli elefanti, per quanto lontana potesse essere l’india, Colombo la rese possibile ed anche migliore, per quanto incontrollabile potesse essere l’elettricità, riuscimmo a domarla, immagazzinarla, produrla, condurla.
Ma nessuno, trecento anni fa si sognava neanche lontanamente l’elettricità, se si potesse raccontare ad un europeo del 1709 ciò che facciamo oggi con l’elettricità, come illuminiamo le case, come alimentiamo i mezzi di trasporto, come muoviamo i macchinari nelle fabbriche, questi ci guarderebbe ad occhi spalancati, spaventato, frastornato dalla terribile, profonda distanza concettuale, che lo separerebbe da noi, e non capirebbe nulla non riuscirebbe neppure a cogliere l’opportunità di apprendere. Si comporterebbe come uno scimpanzè miope con in mano un paio d’occhiali. Annuserebbe, assaggerebbe proverebbe a sbatterli per terra un paio di volte e poi si disinteresserebbe, di fronte alla loro palese inutilità.
Mio padre nato nel 1921, mi raccontava che sua madre, in casa a Venezia, aveva il lusso della luce elettrica e del gas, ma continuava a spostarsi da una stanza all’altra col mòccolo acceso in mano e tentava di mantenere sempre una fiammella accesa sul fornello, perchè una volta il fuoco in casa faceva la differenza tra la vita e la morte e nessuno stava in casa senza almeno un covo di braci nel camino.
Questo è l’ottimismo del genere umano, ciò che fa sì che un gruppo di universitari si inventi di collegare tra loro dei computer lontani chilometri, permettendo poi a qualcunaltro di sviluppare tecnologie di cloud computing, reti neurali, database mondiali, e di comunicare in tempo reale tra ragazzini cinesi e ragazzine nordamericane, di parlare con telefoni cellulari.
Provate ad immaginarvi cosa sarebbe tornare negli anni ‘60 (i favoloshi mithici anni shesshanta, direbbe Gianni Minà) e spiegare ad un operaio della mirafiori cos’è un touch screen ed a cosa serve, oppure parlargli di Facebook, o insegnargli ad usare l’Ipod. Vi tirerebbe una chiave del ventidue tra gli occhi…
Ecco… cosa c’entrava la chitarra?
Beh insomma, pensare a questo mi dà un pò di respiro, mi fa sentire che qualcuno scoprirà qualcosa che manderà tutto a gambe all’aria un’altra volta, e tutto questo rincorrersi frenetico e senza senso non avrà più ragione di esistere, chissà.
Il motore a combustione sarà talmente lontano nei ricordi, i fili elettrici, il petrolio, il cemento… io credo tanto in Nikole Tesle, per dire. Credo tanto che prima o poi, malgrado sia stato dimenticato e , malgrado quanto abbia fatto per dimostrare la validità delle sue idee, sia stato svenduto e screditato, e derubato di invenzioni come la pompa westinghouse, la corrente alternata, la lampadina e i campi ad induzione, che sono alla base della tecnologia attuale, altre sue invenzioni torneranno alla luce, magari in gloria di qualcun altro, ma, per esempio, lo sfruttamento della ionosfera, enorme sfera di energia ubiqua e inesauribile che avvolge la terra, cosa di cui Tesle si era occupato con successo, creando sia una radio che trasmise prima di Marconi e senza ponti radio, sia un’auto mossa da questa misteriosa fonte di energia. Appunto, misteriosa… ancora aggi. Ma domani chissà. Domani sarà una cosa naturale come attaccare il caricabatterie del netbook alla presa e connettersi in wi-fi. Ma credo chei nostri scenziati ed i nostri ingegneri per quelli come Tesle, siamo grossomodo dei “favolosi mithici operai degli anni sessanta”.
Comunque, grazie Kitti, per avermi impresso questi sogni, senza le fantascientifiche nottate passate con te, la vita sarebbe molto più triste, ora.
Anche se, quando ci incontriamo, il più delle volte, il dialogo si è trasformato su uno scontro in virtù dei massimi sistemi, inframezzato da qualche pesante scazzottata verbale in nome di questo o quell’ideale sociale, questa o quella opportunità morale, sappi che ti voglio un gran bene e che ammiro la tua profonda bontà d’animo.
Se poi riesco a capire cosa cacchio c’entra la chitarra… mah!
PS – neanche il plugin “INSIGHTS” è proprio ‘a spada, non mi vuole caricare le immagini quindi… vi beccate questo post al netto delle immagini (che poi non sarebbero state niente di favolosho ne di mithico… però una faccetta buffa di Minà mi sarebbe piaciuto metterla) dunque… post netto senz’iva, buonanotte.
ppss – Ma quanto ho scritto!!
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960 - Beh?
Che cavolo ha da frignare quello del post precedente? (e quanto è fantasioso nei titoli dei post?)
957 - Mah… siamo alla frutta!
E’ un periodo che mi sento come un cretino. Idee che mi passano per la mente, acchiappate, spolpate e realizzate, ce ne ho i cassetti pieni in casa, ma, appunto stanno tutte nei cassetti, a fare muzza e puffa.
Magari è stanchezza, ma magari no.
E’ la sensazione che sta andando tutto in malora.
Vi rendete conto che, leggendo e ascoltando e parlando in giro, il 99,9 periodico percento delle persone vive nella fondamentale, costante sensazione che questo mondo, questa società, capitalismo e balle varie, sono diretti al fallimento?
Ciccini bellini, ci siamo dentro in pieno e nessuno può farci niente.
La legge fisica che descrive la reazione atomica è direttamente applicabile all’attuale stato di cose: Troppi esseri umani sono motivati, volontariamente o involontariamente, a compiere qualcosa che spinge verso il basso la curva entropica (nulla si crea tutto si distrugge).
Cioè:
Io che vado a lavorare per una paga decisamente inadeguata, eppure ho bisogno di lavorare. Risultato: un datore di lavoro indebitato fino ai denti e disonesto, continua a tenere aperto. Ma se non lavori tu lo fa qualcun’altro… appunto.
Sempre io che accetto di pagare una birra 3 euro perchè il bar è quello solito. Un bar che meriterebbe di affondare nel proprio sovradimensionamento, rimane aperto Ma una birra in meno non farà chiudere un bar… appunto.
Sembrano cazzate, ma siamo in tanti sul pianeta,e non riuscviremo mai a far cambire questa tendenza. Se iorisparmio un foglio per salvare un’albero, la Scottex produce la carta a sei veli che, invece di pulirti il didietro ti sembra di incartare un gianduiotto.
E qualcuno si compra quella carta.
Ed il mio albero?
E’ servito per pulire il culo di qualcunaltro…
E’ deprimente ma è così, siamo in troppi per tornare indietro. In tanti ci siamo resi conto che siamo sull’orlo del precipizio, ma dietro c’è un sacco di altra gente che spinge…
953 - Logical hugs (2 + 2 = 5 reprise)
Lei scarta un dolce taglia due fette e addenta un piccolo boccone – Assaggiamo il dolce? Quello che abbiamo comprato prima?
Io, arrivando dalla camera, borbotto (perchè sono un che borbotta, io) – Si, uffi, tanto dirai che non ti piace.
Lei – Non mi piace.
Io- Sapevo che…
Lei – Non è quello che mi aspettavo…
Io – Allora… comportiamoci da adulti. I bambini dicono non mi piace, gli adulti dicono, non è quello che mi aspettavo…
Lei – Non ne voglio più, non è cattivo maaaa…
Io – …e cercano di capire se è buono lo stesso.
Lei – Ma daiiuu, conserviamo un pò di bambinità… la bambinità è positiva…
Io – okkei, però… conserviamo vuol dire che tu mantieni la tua bambinità e io…
Lei – …e che il dolce lo finisci tu!
950 - sketch #1

932 - E un pò di dum ba da bum bum bum bum…
Perchè ogni tanto anche la techno progressiva ha qualcosa di carino da dire se viene miscelata con un bel pò di atmosfere rilassanti.
Così ne viene fuori uno di quei bei pezzettini da gustarsi più o meno in questa situazione qui…

Immagine:
Down the highway
(Dropsofjupiter88)
Brano:
Sunset_in_Nairea
(Digital System)




